Oggi ci troviamo a fronteggiare un nuovo nemico, invisibile e inaspettato: il COVID-19. Eppure se torniamo indietro nel tempo, solo di qualche mese, pensiamo a come vivevamo la nostra quotidianità ignari di ciò che sarebbe successo. Sveglia presto, lavoro, casa, social network, cena il sabato con gli amici perchè no, domenica pranzo in famiglia come sempre, insomma, la solita routine. In questo preciso istante però, ci troviamo in casa, costretti a non uscire per salvaguardare la nostra salute e quella delle persone che amiamo. Abbiamo molto tempo da perdere, tante cose da fare, specie quelle che abbiamo rimandato per una vita (tipo cambiare quella lampadina che si è fulminata da un po’); ma soprattutto passiamo molto tempo con noi stessi e iniziamo inevitabilmente a fare dei bilanci. La domanda più comune è “cosa mi manca di più della quotidianità?”. Beh, le risposte sono quasi sempre le stesse “Una passeggiata, un caffè con un amico, vedere le persone che amo, sentirmi libero di andare dove voglio”. Capiamo che senza il contatto con il mondo esterno ci sentiamo vuoti, o annoiati.
Eppure i dati ci dicono che al “mondo esterno” non manchiamo per niente, anzi tutto il contrario… La Terra ha ripreso a respirare proprio nel momento in cui noi abbiamo smesso di farlo.

Più la pandemia si espande più diminuiscono i livelli di inquinamento atmosferico e di CO2 in diverse aree del pianeta, in primis in Cina e Italia del Nord, dove la diffusione del coronavirus è maggiore. Le immagini satellitari della Nasa e dell’Agenzia spaziale europea (ESA) mostrano come la frenata drastica dell’attività di centrali elettriche e industrie abbia portato alla quasi totale scomparsa della nuvola di polveri sottili, anidride carbonica e biossido di azoto sopra di esse.
A ciò si aggiunge l’inutilizzo dei veicoli, non meno dannosi. Negli Stati Uniti, uno dei principali inquinatori a livello mondiale, è previsto un calo delle emissioni. Importante è l’esempio di New York, dove la congestione del traffico è calata dal 52% nel 2019 al 17% nel 2020.
Il sito Carbon Brief ha pubblicato un’analisi che evidenzia un calo nelle ultime due settimane del 25% del consumo di energia e delle emissioni in Cina. Secondo gli esperti, ciò probabilmente porterà nel 2020 a un calo complessivo pari all’1% delle emissioni di carbonio della Cina. Inoltre, la riduzione degli spostamenti in auto e dell’attività industriale ha portato a un calo significativo del livello di diossido di azoto, un grave inquinante dell’aria.

Il mondo si è fermato: milioni di persone lavorano da casa ed escono solo per procurarsi i viveri necessari. Nonostante l’aumento nell’uso del riscaldamento domestico e dell’elettricità, è prevedibile quindi che le emissioni caleranno in numerosi paesi del mondo.
Purtroppo però, ricercatori e scienziati sono consapevoli del fatto che, una volta terminata l’emergenza, tutte le attività economiche che sono state dannose per l’ambiente verranno riprese; il rischio è quello di vanificare gli sforzi fatti e di tornare a una situazione del tutto identica a quella precedente. Questo lo sappiamo perchè in passato le emissioni inquinanti sono diminuite durante le fasi di recessioni ma poi sono riprese insieme all’economia, facendo piazza pulita di qualsiasi calo complessivo delle emissioni. Per questo motivo, è necessario mettere in atto delle misure volte a salvaguardare l’ambiente come mai prima d’ora.
Alcuni attivisti ambientalisti sperano che la Cina, non appena sarà finita l’attuale crisi sanitaria, ne approfitti per avviare alcune riforme per ridurre l’inquinamento che il presidente Xi Jinping aveva promesso nel 2017 e per cui l’anno successivo aveva istituito il ministero dell’Ecologia e dell’Ambiente. Altri temono che invece le misure straordinarie per far ripartire l’economia non terranno conto delle conseguenze ambientali e ci sarà un aumento nella diffusione di sostanze inquinanti, che potrebbe anche del tutto annullare l’effetto della riduzione delle ultime settimane.
Tra gli esperti del rapporto tra ambiente ed economia c’è anche chi spera che in tutto il mondo il periodo di ripresa che seguirà la crisi attuale diventi un’occasione per i governi per cambiare alcune modalità produttive, dando maggior importanza, ad esempio, al lavoro da casa, che riduce gli spostamenti dei pendolari, e finanziando ulteriormente il settore delle fonti di energia rinnovabili.