Il ruolo dell’Accompagnatore Turistico

Ho realizzato questo progetto mettendomi nei panni dell’Accompagnatore Turistico.

L’Accompagnatore Turistico è colui che accompagna singole persone o gruppi nei viaggi e nella escursioni nel territorio nazionale o all’estero. Il suo ruolo è fondamentale perchè fornisce notizie di interesse turistico, storico e culturale sulle zone turistiche oggetto di visita. Si tratta generalmente di un lavoratore autonomo che lavora su incarico di tour operator, agenzie di viaggio ed enti di promozione turistica.

Egli si occupa di curare tutti gli aspetti del programma turistico prestabilito e della sua attuazione, di fornire le informazioni generali sulle località visitate – senza mai sostituirsi alla guida turistica – e di prestare assistenza per risolvere le problematiche che possonono verificarsi durante un viaggio. Inoltre egli si occupa di gestire le questioni burocratiche delle persone che accompagna, provvedere alla sistemazione di queste nelle strutture adibite, far rispettare gli orari degli appuntamenti programmati, favorire una buona armonia nel gruppo ed ascoltare i reclami di chi non è soddisfatto. E’ dunque il responsabile della riuscita del viaggio ed è il punto di riferimento dei viaggiatori per tutta la durata dello stesso.

L’accompagnatore turistico deve effettuare per proprio conto molti viaggi per acquisire quella familiarità e quel bagaglio di diverse esperienze necessari per affrontare, con consapevolezza e competenza, la sua attività futura. Deve ovviamente conoscere almeno due lingue straniere, avere una buona cultura generale e una grande capacità organizzativa. Deve essere una persona precisa, puntuale ed ordinata perché fra i suoi compiti rientra anche quello di gestire soldi, biglietti e documenti di tutto il gruppo. Altra dote indispensabile è la diplomazia: l’accompagnatore ha il compito di mediare con tutti e di riuscire a metterli a proprio agio.

Blogger e Vlogger: due professioni dell’era dei social network

Durante l’era dei social network, sentiamo parlare sempre più spesso di nuove professioni strettamente connesse alle attività online. Tra i vari Social Media Manager e Instant Marketer, le due professioni sulle quali mi voglio soffermare oggi sono il Blogger e il Vlogger.

Il Blogger, in poche parole, è il creatore e curatore di un blog. Per blog si intende uno spazio online dove vengono visualizzati i contenuti multimediali caricati; il termine deriva da web-log, letteralmente “diario in rete” o “diario elettronico”.
Si definiscono blogger tutti coloro che pubblicano periodicamente sul proprio blog dei post, cioè notizie simili ad un articolo di giornale sugli argomenti più disparati.

Per diventare blogger le regole da seguire sono poche e riguardano la cura dell’aspetto estetico (il testo dev’essere ben formattato, di lettura scorrevole, e contenuto in un sito facilmente navigabile) e la qualità dell’argomento (gli articoli devono essere interessanti, emozionanti e devono istruire su qualcosa… o nessuno li leggerà!)

Il termine Vlog, invece, nasce dall’unione delle parole video e blog. Si tratta in effetti di un diario creato sotto forma di video, e pubblicato su youtube. Un Vlogger è quindi colui che ha deciso di aprire il suo blog pubblicando unicamente video. Il suo testo non è più destinato alla lettura dell’utente, ma è lui stesso a comunicarlo alla telecamera, e quindi agli spettatori.

Il web premia tanto il valore del prodotto video (la qualità dell’immagine e del suono, il montaggio, il linguaggio, il ritmo, l’originalità) quanto la capacità del vlogger di interagire con il proprio pubblico: nell’era dei social network, infatti, è fondamentale avere un riscontro da parte dei propri viewers.

Ma cos’è meglio: un blog o un vlog?

I vantaggi di un blog sono diversi: puoi scrivere innanzitutto di ciò che vuoi, puoi servirtene per ottenere visibilità come azienda (non a caso il blog fa spesso parte di un piano di content marketing aziendale). Se gestito al meglio, quindi, può addirittura aiutarti a guadagnare.
Ma anche il vlog ha dei lati positivi: i video sono da sempre molto più fruibili dei testi, ti permettono di metterci la faccia, e soprattutto di agganciare più persone sui social (cosa che con un blog è difficile).
Insomma tutto dipende dai tuoi obiettivi: se desideri aumentare il traffico e la visibilità del tuo sito aziendale, il blog è da preferire. Se invece vuoi solo trasmettere emozioni, raccontare qualcosa o creare audience, puoi optare per il vlog!

L’invisibilità dell’interprete

Ciò che accomuna eventi come conferenze internazionali, riunioni aziendali, summit e trattative di pace – decisamente diversi tra loro – è l’interprete. Questa figura professionale risulta fondamentale per la buona riuscita di questi, nonostante resti spesso nell’ombra. Senza un valido interprete, infatti, nessuna delle attività che preveda la partecipazione di persone provenienti da diversi Paesi, che parlano dunque lingue differenti, potrebbe avere luogo.

Una caratteristica fondamentale dell’interprete, oltre alla perfetta conoscenza della lingua straniera, nonchè della lingua madre, e una notevole velocità mentale che lo porta a compiere due azioni contemporaneamente (ascoltare e parlare), è la sua invisibilità. L’interprete, infatti, non deve mai apparire pubblicamente e per fare ciò deve richiedere anticipatamente ai giornalisti di non essere ripreso.

Purtroppo però, si sono verificati dei casi in cui alcuni interpreti hanno involontariamente attirato l’attenzione su di loro e, proprio per questo, sono diventati noti loro malgrado. Una di questi è stata l’interprete incaricata di mediare tra il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in occasione della visita ufficiale del nostro capo di Stato alla Casa Bianca.

Elisabetta Savigni Ullmann, nonostante la sua pluriennale esperienza nel settore non è riuscita a risultare invisibile; anzi, ha lasciato intravedere sul suo volto l’incredulità derivante da alcune affermazioni indubbiamente discutibili del Presidente Trump, che si sarebbe poi trovata costretta a riportare al presidente Mattarella. L’episodio è diventato subito oggetto di critiche e il volto imbarazzato e sconcertato della Dott.ssa Savigni Ullmann ha fatto il giro dei social network e delle maggiori testate giornalistiche.

Bisogna sicuramente tener conto dell’evidente difficoltà di interpretare discorsi di tale portata, ma ricordiamo che l’interprete è prima di tutto un mediatore e come tale non può permettersi di esprimere – anche solo con il volto – il suo disaccordo. Per fare l’interprete ci vogliono precisione, concentrazione e uno sforzo mentale abnorme.

Per concludere voglio riportrare una citazione di Paolo Maria Noseda, storico interprete di alcune trasmissioni televisive, tra cui “Che tempo che fa”, e interprete personale di personaggi come Patti Smith e Roberto Saviano: “La gente mi chiede perché non mi faccio intervistare da Fazio, il mio lavoro non è quello di essere intervistato: se io avessi voluto fare l’attore o il personaggio pubblico lo avrei già fatto. Ma il mio lavoro è stare dietro le quinte e prestare la mia voce nel miglior modo possibile per le persone se mi mettono nelle condizioni di lavorare. […] Riesco ad essere molto neutro sui personaggi che devo interpretare perché loro sono loro, non sono io.”

Adattamenti letterari e cinematografici

Un adattamento letterario è un’opera narrativa basata sulla sceneggiatura di un film, telefilm, serie televisiva o videogioco. Al contrario, un adattamento cinematografico consiste nel creare un film basandosi su un’opera esistente, come un romanzo, un’opera teatrale o un fumetto.

Dal punto di vista della legislazione relativa al diritto d’autore, un adattamento letterario o cinematografico costituisce un’opera derivata e quindi necessita dell’autorizzazione dell’autore dell’opera originale per poter essere pubblicata.

I romanzi di successo sono spesso adattati per il cinema. In molti casi tentano di fare breccia su un pubblico commerciale (l’adattamento del best seller o l’adattamento di opere di prestigio), ma molto spesso un film aiuta a far conoscere l’opera originale a un più vasto pubblico, dando maggiore fama al suo autore.

Maggiore è il numero di fan dell’opera originale, tanto più insistenti saranno le pretese, da parte del pubblico, di trasporre in modo fedele la storia. Tali aspettative tuttavia vengono facilmente disattese: il passaggio tra un medium e l’altro comporta inevitabilmente pesanti modifiche agli elementi dell’opera, nella narrazione, nel ritmo, nella funzione e nel numero di personaggi. Il regista inoltre tende a reclamare un’autonomia creativa nella nuova opera, evitando la semplice imitazione.

Vi propongo una lista di film e libri che sono stati adattati e che ho avuto il piacere di vedere e leggere:

  1. 2001: Odissea nello spazio, la cui sceneggiatura è stata scritta da Stanley Kubrick, in collaborazione con l’autore di fantascienza Arthur C. Clarke, il quale pubblicò il romanzo omonimo in contemporanea all’uscita della pellicola.

2. Jane Eyre, un romanzo di formazione della scrittrice inglese Charlotte Brontë, scritto in forma autobiografica e adattato in diversi film. L’ultimo, il più interessante, è uscito nel 2011 ed è stato diretto da Cary Fukunaga.

3. The Danish Girl, un film del 2015 diretto da Tom Hooper, adattamento dell’omonimo romanzo scritto nel 2000 da David Ebershoff. La storia è liberamente ispirata alle vite delle pittrici danesi Gerda Wegener e Lili Elbe, la prima persona a essere identificata come transessuale e a essersi sottoposta a un intervento chirurgico di riassegnazione sessuale.

4. Orgoglio e Pregiudizio, uno dei più celebri romanzi della scrittrice inglese Jane Austen, adattato nel 2005 in un film diretto da Joe Wright, che narra la storia di una donna anticonvenzionale, che sogna l’amore vero e che sceglie quello che è giusto per se stessa.

5. Madame Bovary, uno dei romanzi più importanti di Gustave Flaubert, scritto nel 1856 e adattato nel 2014 in un film diretto da Sophie Bartes, che narra la storia di una donna che desidera una vita più soddisfacente e si lascia andare a relazioni extraconiugali.

6. Anna Karenina, un romanzo di Lev Tolstoj adattato nel 2012 in un film diretto da Joe Wright, ambientato nel mondo dell’alta aristocrazia russa il cui tema principale è la storia di un amore adulterino.

7. Il Grande Gatsby, un romanzo di Francis Scott Fitzgerald adattato in un film del 2013 diretto da Baz Luhrmann, considerato un “manifesto” degli Stati Uniti degli anni ’20 – la cosiddetta “età del Jazz”.

Dal giornale cartaceo al web: differenze e similitudini

Il 3 gennaio del 1983 il Time, la rivista settimanale di notizie più diffusa al mondo, elegge come uomo dell’anno una macchina: il computer. La data segna il passaggio all’epoca digitale, dove le abitudini delle persone sono cambiate radicalmente e con esse anche le modalità di comunicazione delle notizie. Il giornalismo si è dovuto adattare quindi alle nuove abitudini dell’essere umano, ormai costantemente connesso alla realtà virtuale.

Copertina della rivista statunitense “Time” del 3 gennaio 1983

L’evoluzione del giornalismo, dalla sua nascita ad oggi, è stata lunga e ricca di cambiamenti. In passato, la pubblicazione di una notizia su un giornale cartaceo era caratterizzata da tempistiche decisamente più lunghe. Il giornalismo “digitale” è invece contraddistinto da altre potenzialità, e di conseguenza da altre esigenze.

Se l’occhio vuole la sua parte, la prima differenza che si riscontra tra un giornale cartaceo e uno online è la presentazione grafica delle testate: nella testata del quotidiano cartaceo i titoli e gli articoli sono messi in evidenza e sono facili da individuare; le notizie principali vengono introdotte nella prima pagina per poi essere approfondite nelle pagine successive. Nella testata del giornale online, invece, le notizie sono decisamente più brevi e sono accompagnate da stimoli visivi come immagini, video e pubblicità.

Prime pagine di giornali cartacei italiani

Tenendo conto del maggior uso di Smartphone e Tablet per la lettura delle notizie, il giornalista deve approcciarsi con un nuovo tipo di linguaggio con lo scopo di stancare il meno possibile l’occhio del lettore, che si trova costretto ad usare un dispositivo elettronico, e trasmettere un’informazione che sia chiara ed esaustiva. Infatti accade sempre più di rado che il lettore abbia la possibilità di sedersi comodamente a leggere la notizia, anzi è più verosimile che lo faccia mentre sta camminando frettolosamente per strada o si trova sui mezzi, e necessiti dunque di leggere la notizia velocemente.

Con l’avvento del digitale c’è maggiore competizione e il giornalista, per scrivere un articolo che sia efficace, deve scegliere una storia interessante da raccontare sinteticamente e utilizzare una o più immagini di impatto per coinvolgere chi legge.

Altra importante differenza è quella legata al concetto di interattività: se nel giornale cartaceo il “feedback” avviene solo oralmente, nelle testate online è possibile invece commentare, discutere e confrontarsi direttamente con altri lettori. Ciò fa sì che il lettore si senta coinvolto.

Prima pagina di una testata online

Rispetto quindi al giornale cartaceo, il giornalismo sul web si differenzia per aspetti nuovi, ma soprattutto permette di mettere insieme ciò che prima era diviso su media diversi: tv, radio, giornali.

Nonostante le differenze notevoli, però, le regole di base per scrivere una buona notizia sono le stesse: bisogna usare un linguaggio semplice e chiaro che sia in grado di catturare l’attenzione del lettore. Bisogna offrire una notizia completa e favorire un’informazione etica, che rispecchi in tutto e per tutto la realtà. Questo è un fattore importante, perché con l’avvento dei social network vi è una maggiore condivisione di informazioni che comporta però una maggiore diffusione di notizie false.  

Le numerose novità in ambito tecnologico e digitale costringono il giornalismo ad aggiornarsi continuamente e ad inseguire nuove tecniche, quindi non ci resta che imparare a sentirci parte di questa inarrestabile evoluzione, perché nell’epoca moderna la prima regola è: mai rimanere indietro.

Collegamenti esterni:

Dal cartaceo al web: l’evoluzione del giornale, CompassUnibo Blog, https://compassunibo.wordpress.com/2017/03/03/dal-cartaceo-al-web-levoluzione-del-giornale/

Il Libro Perduto del Dio Enki

Il Libro Perduto del Dio Enki è un’opera scritta da Zecharia Sitchin nel 2011 che narra come circa 445.00 anni fa, alcuni astronauti provenienti da un altro pianeta giunsero sulla Terra in cerca di oro. Qui, come delle divinità, trasmisero la civiltà al genere umano e insegnarono agli uomini a venerarli.

Zecharia Sitchin parla dell’impatto che hanno avuto gli Annunaki sulla civilizzazione umana nelle sue opere precedenti e in particolare ne Le Cronache Terrestri. Nonostante ciò è sempre mancato il punto di vista fondamentale, quello degli stessi Annunaki, “coloro che dal Cielo scesero sulla Terra”. Serviva perciò la testimonianza diretta su come fosse la vita sul loro pianeta, per quali ragioni si fossero stabiliti sulla Terra e che cosa li avesse poi spinti ad allontanarsi dalla loro nuova patria.

Sitchin, convinto dell’esistenza di questa testimonianza, ha iniziato a cercare delle prove concrete e proprio grazie ad uno studio approfondito delle fonti primarie, ha ricreato le memorie di Enki, il comandante degli Annunaki. Nasce così Il Libro perduto di Enki, un vero e proprio racconto epico su dèi e uomini, che si svolge parallelamente alla Bibbia e che mette in discussione molte delle nostre certezze sul passato e sul futuro.

Sitchin basa i suoi libri sulla cosiddetta archeologia misteriosa ed è un sostenitore della “teoria degli antichi astronauti” come spiegazione dell’origine dell’uomo. Questa teoria ipotizza che ci sia stato un contatto tra civiltà extraterrestri e le antiche civiltà umane, come i Sumeri, gli Egizi, le civiltà dell’India antica e le civiltà precolombiane. Queste teorie, però, diffusesi a partire dalla metà del XX secolo, non sono accettate dalla comunità scientifica e pertanto sono generalmente inquadrate nel più vasto e controverso campo della pseudoscienza.

Egli attribuisce la creazione dell’antica cultura dei Sumeri ad una presunta razza aliena, detta Elohim (in ebraico) o Anunnaki (in sumero), proveniente dal pianeta Nibiru nei testi Sumeri e Marduk in quelli Babilonesi, un ipotetico pianeta del sistema solare dal periodo di rivoluzione di circa 3600 anni presente nella mitologia babilonese. L’esistenza di corpi celesti oltre Nettuno, di grandi dimensioni è comunque tuttora oggetto di dibattito, specialmente dopo la scoperta di Sedna.

Sitchin afferma anche che in corrispondenza della fascia principale degli asteroidi del sistema solare si sarebbe trovato anticamente un pianeta che i Sumeri chiamavano Tiamat che sarebbe previsto dalla Legge di Titius-Bode. Dalla disastrosa collisione tra Tiamat e Nibiru, narrata in forma epica nel poema sumero/babilinese Enuma Elish, sarebbe nata la Terra (in sumero, “Ki“) (poi spinta nella sua orbita attuale da una successiva ulteriore perturbazione gravitazionale di Nibiru) e la attuale fascia degli asteroidi.

CORONAVIRUS, TURISMO E POSSIBILI SCENARI

Il Ministro Franceschini durante l’informativa al Senato sulle iniziative del Ministero per contrastare la crisi del Coronavirus, tenutasi lo scorso 6 maggio 2020, ha anticipato quali saranno le misure da adottare per favorire il settore turistico, ma gli Italiani sono ancora dubbiosi.

L’emergenza degli ultimi mesi ha messo a dura prova il settore turistico italiano, a causa delle molte limitazioni negli spostamenti non solo nei paesi esteri ma anche all’interno della nostra penisola. Dopo il lungo periodo di lockdown, il popolo italiano è stremato ma soprattutto preoccupato per quelli che saranno i possibili scenari dei mesi futuri.

Lo sconforto per coloro che lavorano in ambito turistico è però accompagnato dalla speranza di una ripresa più che tempestiva. Proprio per questo, lo scorso mercoledì 6 maggio, durante il suo discorso al Senato, il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini ha esposto con chiarezza le problematiche che sta vivendo questo settore, che secondo l’ENIT conta più di 94 milioni di visitatori stranieri all’anno e che rischia di registrare un calo nei guadagni del 73%.

Il Ministro ha poi anticipato quali saranno le misure da adottare nella fase 3 per fronteggiare la crisi, che saranno ben diverse da quelle usate durante lo stato di emergenza. “Il turismo italiano è finito in ginocchio”, ha esordito Franceschini, ma “le vacanze si faranno”.

Dario Franceschini, Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo

In base ai dati raccolti finora è difficile dire quali saranno i risvolti in ambito turistico, ma si possono comunque ipotizzare alcuni scenari che caratterizzeranno la fase di riavvio del turismo: alla base ci sarà sicuramente la questione sanitaria e questo significa che probabilmente sarà più facile ripartire per quei territori in cui i contagi sono minimi. Si affermeranno nuovi fenomeni, come lo staycation e l’undertourism, e si prediligeranno i viaggi individuali, di coppia o in famiglia. Gli strumenti digitali giocheranno un ruolo fondamentale per la prenotazione e la ricerca di informazioni in loco, ma anche per una comunicazione efficace negli altri Paesi, per permettere una ripartenza del settore anche all’estero.

La cosa certa è che gli italiani viaggeranno più responsabilmente, eviteranno situazioni di grande affollamento e rispetteranno i luoghi oggetto di visita. Quindi, nonostante il turismo dei prossimi mesi sarà un turismo “povero” e più breve, non è tutto perduto.

Piazza del Duomo, Milano, durante il Coronavirus

Collegamenti esterni:

Coronavirus, Turismo: crollo verticale del settore in Italia, Il Messaggero.it, https://www.ilmessaggero.it/economia/news/coronavirus_turismo_crollo_verticale_del_settore_in_italia-5155970.html

Come rilanciare turismo e cultura? Il discorso del Ministro Franceschini al Senato, Artribune, https://www.artribune.com/professioni-e-professionisti/politica-e-pubblica-amministrazione/2020/05/come-rilanciare-turismo-e-cultura-il-discorso-del-ministro-franceschini-al-senato/

Il ruolo dell’interprete e del traduttore

Conoscere una lingua straniera è molto importante al giorno d’oggi e molte sono le professioni in cui l’utilizzo di questa conoscenza diventa cruciale.

Le motivazioni per imparare una lingua straniera sono molteplici:

  • Ci permette di viaggiare con più facilità, perché ci da la possibilità di comunicare in maniera efficace con le persone del luogo e di vivere così esperienze autentiche.
  • Ci permette di conoscere nuove culture, poiché imparare una lingua straniera non significa solo studiare le regole grammaticali e morfosintattiche, bensì entrare in contatto con la vera essenza della lingua, che è strettamente connessa alla cultura.
  • Ci aiuta a mantenere il cervello elastico, perché imparare una lingua straniera rende più intelligenti, previene l’invecchiamento del cervello e migliora la capiacità di memorizzare.

Ma soprattutto: conoscere una lingua straniere ci permette di avere maggiori opportunità in ambito lavorativo. Moltissime aziende operano a livello internazionale e sono sempre più richieste figure in grado di parlare più lingue. Ma andiamo a vedere più nel concreto quali sono le due professioni, le più importanti, che si occupano del settore delle lingue straniere.

L’INTERPRETE

L’interprete è la persona che traduce oralmente da una lingua di partenza a una lingua d’arrivo, tenendo conto non solo dell’evanescenza della lingua orale, ma anche della mimica, della gestualità e della retorica.

Si distinguono fondamentalmente due modalità di interpretazione: quella simultanea e quella consecutiva.

Durante l’interpretazione simultanea, l’interprete traduce simultaneamente il discorso dell’oratore; una sua variante, sussurrata, definita chuchotage, prevede che l’interprete sia a fianco dell’ascoltatore, a cui trasmette a bassa voce la traduzione.

L’interprete svolge il suo lavoro in una cabina isolata acusticamente dal resto della sala, utilizzando cuffia e microfono. La contemporaneità delle azioni di ascolto, traduzione ed enunciazione, quasi sempre di testi altamente tecnici o retoricamente complessi, rende necessario un percorso formativo specifico che, oltre allo studio linguistico di alto livello, contempli anche lo studio e la pratica di questa disciplina.

Durante l’interpretazione consecutiva, invece, l’interprete non si avvale di nessun altro strumento se non il blocco per gli appunti dell’interprete. Egli ascolta porzioni di testo della durata variabile (solitamente da pochi minuti fino a 10-12) prendendo appunti per poi ricostruire l’intero discorso al termine dell’intervento dell’oratore.

IL TRADUTTORE

Il traduttore è la persona che traduce un testo in forma scritta da una lingua di partenza a una lingua d’arrivo. Il suo compito è quello di mantenere il più possibile inalterato il significato e lo stile del testo, ricorrendo anche a processi di adattamento. A causa delle differenze tra le lingue, spesso è difficile conservare tanto il senso esatto quanto lo stile della scrittura – il ritmo, il registro, il suono, la metrica – e il traduttore si trova costretto a operare scelte che cambiano in funzione della natura del testo stesso e degli scopi che la traduzione si prefigge.

Il traduttore può assumere uno specifico ruolo nell’individuazione dei testi da tradurre e in generale in tutte le fasi del progetto editoriale, in particolare quando tale progetto richiede determinate competenze specialistiche.

Nella rappresentazione contemporanea della figura traduttiva, è stata fortemente voluta l’introduzione della codifica di mediatore. Con questo appellativo la figura professionale può differenziarsi sia in mediatore culturale che in mediatore linguistico.

La Programmazione Neuro-Linguistica e l’empatia tra docente e studente

Tra le molteplici professioni in cui la dimensione personale e quella professionale sono strettamente connesse, l’insegnamento è quella in cui tale relazione è più significativa. Sono convinta che l’esito positivo di una strategia didattica dipenda in particolar modo dal tipo di rapporto che si instaura tra il docente e lo studente. Quanto più lo studente si sente a suo agio, tanto maggiore sarà la sua capacità di apprendere con successo.

La semplice trasmissione di contenuti e l’applicazione impersonale di metodi pedagogici si sono rivelate nel corso del tempo poco produttive. A mio avviso, la scelta delle strategie didattiche più adeguate dovrebbe basarsi sulla componente personale. Lo scopo è quello di creare empatia con gli alunni, coinvolgerli nell’attività didattica, insegnare loro a gestire le emozioni e ad avvalersi di una comunicazione efficace. La Programmazione Neuro-Linguistica mi ha offerto molto su cui riflettere nell’ambito della didattica, poiché si tratta di una tecnica che punta alla crescita personale e allo sviluppo delle caratteristiche positive di ciascun individuo.

La Programmazione Neuro-Linguistica (PNL) è un metodo di comunicazione, considerato come un approccio all’apprendimento, allo sviluppo personale e alla psicoterapia. Storicamente, la PNL nasce negli anni ’70 nell’Università della California, a Santa Cruz, grazie agli studi di Richard Bandler (matematico, terapeuta ed esperto in informatica) e John Grinder (linguista). Essi analizzarono i modelli di comunicazione e di comportamento per sviluppare nuove tecniche in grado di spiegare le strategie comunicative di eccellenza.  Lo scopo era capire come dei cambiamenti verbali e non-verbali di comunicazione generassero dei cambiamenti anche nel comportamento delle persone.  Il nome deriva dall’idea che ci sia una connessione tra i processi neurologici (“neuro”), il linguaggio (“linguistico”) e gli schemi comportamentali appresi con l’esperienza (“programmazione”).  Secondo Bandler e Grinder questi schemi possono essere organizzati per raggiungere specifici obiettivi nella vita. La PNL nasce infatti come tecnica d’eccellenza il cui scopo non è solo l’analisi asettica delle carenze dell’individuo, bensì la creazione di strategie utili al fine di superare tali carenze ed esaltare le potenzialità già presenti.

La Programmazione Neuro-Linguistica si è rivelata una teoria estremamente proficua oltre che affascinante. Nonostante ciò, la sua applicazione in ambito didattico risulta apparentemente difficile a causa delle esperienze e degli insuccessi vissuti e dei modelli didattici a cui siamo abituati. Il ruolo dell’insegnante viene erroneamente concepito come quello del trasmettitore di contenuti e ciò non favorisce un sereno dialogo tra le parti. Secondo la PNL, invece, l’insegnante è un facilitatore di processi, che guida i suoi studenti verso l’apprendimento e cerca di colmare almeno in parte la perdita della memoria e il disuso dell’immaginazione, due aspetti patologici tipici dell’era moderna.

In base alla teoria di Bandler e Grinder, il docente ha il compito di studiare attentamente il comportamento dei suoi studenti, al fine di comprendere al meglio i loro atteggiamenti conoscitivi e delineare una strategia didattica proficua e in grado di adattarsi a ciascuno di loro. Si parla quindi di centralità del discente.

Per empatia si intende la “capacità di porsi nella situazione di un’altra persona o, più esattamente, di comprendere immediatamente i processi psichici dell’altro”. Il docente deve essere quindi in grado di intuire le emozioni dello studente e di cogliere anche i segnali non verbali indicatori di uno stato d’animo. La comunicazione tra insegnante e alunno deve avvenire in una modalità dialogica. Se il docente incoraggia e ascolta le necessità del discente, quest’ultimo reagirà positivamente, comunicando in maniera spontanea e partecipando attivamente alla vita scolastica.

È necessario quindi privilegiare il dialogo. Solo un insegnante autorevole, che possiede una mentalità aperta e una buona capacità critica, può far sì che i propri alunni sviluppino abilità e interessi, se possibile anche attraverso una partecipazione affettiva all’esperienza didattica che implica una maggiore fissazione delle nozioni apprese. Ogni relazione educativa tra docente e discente deve essere incontro e scambio. È molto importante che tra le due parti ci sia un rapporto di fiducia e stima, al fine di creare un dialogo diretto e personale. Lo studente deve contare sul fatto che all’interno dell’istituzione scolastica vi sia una persona di cui si possa fidare, pronta ad incoraggiarlo. Il docente deve inoltre prestare attenzione non solo alla personalità di ciascun discente, ma anche alle dinamiche interne al gruppo-classe.

Nella vita scolastica quotidiana vengono richieste ai docenti delle competenze comunicative che sono indispensabili per la creazione di una buona interazione. Per fare questo, il docente deve usare la tecnica dell’ascolto attivo, cioè deve essere empatico con i suoi studenti e sempre pronto a ricevere i loro segnali.

La ricerca sulla Programmazione Neuro-Linguistica e sulla sua applicazione in ambito didattico mi ha dato la possibilità di riflettere sull’importanza di una strategia didattica volta all’ascolto delle necessità dello studente, che al giorno d’oggi non deve più essere messo nelle condizioni di apprendere in maniera passiva. Le lezioni frontali e nozionistiche, oltre a mortificare le capacità comunicative del discente, producono un’atmosfera stressante o noiosa, e ciò non aiuta il processo di apprendimento. L’alunno non è una macchina programmata per imparare, ma un essere umano pensante che prova dei sentimenti, e come tale deve essere trattato. Qualsiasi strategia didattica volta a creare degli automatismi impersonali è del tutto priva di utilità. Devono essere elette invece le strategie didattiche che incoraggiano la libertà di espressione del discente, che lo aiutano a superare le sue difficoltà e non gli fanno vivere l’errore come una mortificazione, bensì come un’occasione per migliorare. Le strategie didattiche vincenti, dunque, sono quelle che promuovo la centralità del discente, che, privato di ogni forma di stress e messo in una situazione di serenità, è maggiormente propenso all’apprendimento di successo.

Coronavirus: la Terra riprende a respirare

Oggi ci troviamo a fronteggiare un nuovo nemico, invisibile e inaspettato: il COVID-19. Eppure se torniamo indietro nel tempo, solo di qualche mese, pensiamo a come vivevamo la nostra quotidianità ignari di ciò che sarebbe successo. Sveglia presto, lavoro, casa, social network, cena il sabato con gli amici perchè no, domenica pranzo in famiglia come sempre, insomma, la solita routine. In questo preciso istante però, ci troviamo in casa, costretti a non uscire per salvaguardare la nostra salute e quella delle persone che amiamo. Abbiamo molto tempo da perdere, tante cose da fare, specie quelle che abbiamo rimandato per una vita (tipo cambiare quella lampadina che si è fulminata da un po’); ma soprattutto passiamo molto tempo con noi stessi e iniziamo inevitabilmente a fare dei bilanci. La domanda più comune è “cosa mi manca di più della quotidianità?”. Beh, le risposte sono quasi sempre le stesse “Una passeggiata, un caffè con un amico, vedere le persone che amo, sentirmi libero di andare dove voglio”. Capiamo che senza il contatto con il mondo esterno ci sentiamo vuoti, o annoiati.

Eppure i dati ci dicono che al “mondo esterno” non manchiamo per niente, anzi tutto il contrario… La Terra ha ripreso a respirare proprio nel momento in cui noi abbiamo smesso di farlo.

Più la pandemia si espande più diminuiscono i livelli di inquinamento atmosferico e di CO2 in diverse aree del pianeta, in primis in Cina e Italia del Nord, dove la diffusione del coronavirus è maggiore. Le immagini satellitari della Nasa e dell’Agenzia spaziale europea (ESA) mostrano come la frenata drastica dell’attività di centrali elettriche e industrie abbia portato alla quasi totale scomparsa della nuvola di polveri sottili, anidride carbonica e biossido di azoto sopra di esse.

A ciò si aggiunge l’inutilizzo dei veicoli, non meno dannosi. Negli Stati Uniti, uno dei principali inquinatori a livello mondiale, è previsto un calo delle emissioni. Importante è l’esempio di New York, dove la congestione del traffico è calata dal 52% nel 2019 al 17% nel 2020.

Il sito Carbon Brief ha pubblicato un’analisi che evidenzia un calo nelle ultime due settimane del 25% del consumo di energia e delle emissioni in Cina. Secondo gli esperti, ciò probabilmente porterà nel 2020 a un calo complessivo pari all’1% delle emissioni di carbonio della Cina. Inoltre, la riduzione degli spostamenti in auto e dell’attività industriale ha portato a un calo significativo del livello di diossido di azoto, un grave inquinante dell’aria.

Il mondo si è fermato: milioni di persone lavorano da casa ed escono solo per procurarsi i viveri necessari. Nonostante l’aumento nell’uso del riscaldamento domestico e dell’elettricità, è prevedibile quindi che le emissioni caleranno in numerosi paesi del mondo.

Purtroppo però, ricercatori e scienziati sono consapevoli del fatto che, una volta terminata l’emergenza, tutte le attività economiche che sono state dannose per l’ambiente verranno riprese; il rischio è quello di vanificare gli sforzi fatti e di tornare a una situazione del tutto identica a quella precedente. Questo lo sappiamo perchè in passato le emissioni inquinanti sono diminuite durante le fasi di recessioni ma poi sono riprese insieme all’economia, facendo piazza pulita di qualsiasi calo complessivo delle emissioni. Per questo motivo, è necessario mettere in atto delle misure volte a salvaguardare l’ambiente come mai prima d’ora.

Alcuni attivisti ambientalisti sperano che la Cina, non appena sarà finita l’attuale crisi sanitaria, ne approfitti per avviare alcune riforme per ridurre l’inquinamento che il presidente Xi Jinping aveva promesso nel 2017 e per cui l’anno successivo aveva istituito il ministero dell’Ecologia e dell’Ambiente. Altri temono che invece le misure straordinarie per far ripartire l’economia non terranno conto delle conseguenze ambientali e ci sarà un aumento nella diffusione di sostanze inquinanti, che potrebbe anche del tutto annullare l’effetto della riduzione delle ultime settimane.

Tra gli esperti del rapporto tra ambiente ed economia c’è anche chi spera che in tutto il mondo il periodo di ripresa che seguirà la crisi attuale diventi un’occasione per i governi per cambiare alcune modalità produttive, dando maggior importanza, ad esempio, al lavoro da casa, che riduce gli spostamenti dei pendolari, e finanziando ulteriormente il settore delle fonti di energia rinnovabili.

Astrambienteconvegni

Astrambiente Associazione Scientifica per la Tutela delle Risorse dell’Ambiente (Scientific Association for the Protection of Environmental Resources)

nomatterwhat

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Claudiabi

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