L’invisibilità dell’interprete

Ciò che accomuna eventi come conferenze internazionali, riunioni aziendali, summit e trattative di pace – decisamente diversi tra loro – è l’interprete. Questa figura professionale risulta fondamentale per la buona riuscita di questi, nonostante resti spesso nell’ombra. Senza un valido interprete, infatti, nessuna delle attività che preveda la partecipazione di persone provenienti da diversi Paesi, che parlano dunque lingue differenti, potrebbe avere luogo.

Una caratteristica fondamentale dell’interprete, oltre alla perfetta conoscenza della lingua straniera, nonchè della lingua madre, e una notevole velocità mentale che lo porta a compiere due azioni contemporaneamente (ascoltare e parlare), è la sua invisibilità. L’interprete, infatti, non deve mai apparire pubblicamente e per fare ciò deve richiedere anticipatamente ai giornalisti di non essere ripreso.

Purtroppo però, si sono verificati dei casi in cui alcuni interpreti hanno involontariamente attirato l’attenzione su di loro e, proprio per questo, sono diventati noti loro malgrado. Una di questi è stata l’interprete incaricata di mediare tra il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in occasione della visita ufficiale del nostro capo di Stato alla Casa Bianca.

Elisabetta Savigni Ullmann, nonostante la sua pluriennale esperienza nel settore non è riuscita a risultare invisibile; anzi, ha lasciato intravedere sul suo volto l’incredulità derivante da alcune affermazioni indubbiamente discutibili del Presidente Trump, che si sarebbe poi trovata costretta a riportare al presidente Mattarella. L’episodio è diventato subito oggetto di critiche e il volto imbarazzato e sconcertato della Dott.ssa Savigni Ullmann ha fatto il giro dei social network e delle maggiori testate giornalistiche.

Bisogna sicuramente tener conto dell’evidente difficoltà di interpretare discorsi di tale portata, ma ricordiamo che l’interprete è prima di tutto un mediatore e come tale non può permettersi di esprimere – anche solo con il volto – il suo disaccordo. Per fare l’interprete ci vogliono precisione, concentrazione e uno sforzo mentale abnorme.

Per concludere voglio riportrare una citazione di Paolo Maria Noseda, storico interprete di alcune trasmissioni televisive, tra cui “Che tempo che fa”, e interprete personale di personaggi come Patti Smith e Roberto Saviano: “La gente mi chiede perché non mi faccio intervistare da Fazio, il mio lavoro non è quello di essere intervistato: se io avessi voluto fare l’attore o il personaggio pubblico lo avrei già fatto. Ma il mio lavoro è stare dietro le quinte e prestare la mia voce nel miglior modo possibile per le persone se mi mettono nelle condizioni di lavorare. […] Riesco ad essere molto neutro sui personaggi che devo interpretare perché loro sono loro, non sono io.”

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