Il Libro Perduto del Dio Enki è un’opera scritta da Zecharia Sitchin nel 2011 che narra come circa 445.00 anni fa, alcuni astronauti provenienti da un altro pianeta giunsero sulla Terra in cerca di oro. Qui, come delle divinità, trasmisero la civiltà al genere umano e insegnarono agli uomini a venerarli.
Zecharia Sitchin parla dell’impatto che hanno avuto gli Annunaki sulla civilizzazione umana nelle sue opere precedenti e in particolare ne Le Cronache Terrestri. Nonostante ciò è sempre mancato il punto di vista fondamentale, quello degli stessi Annunaki, “coloro che dal Cielo scesero sulla Terra”. Serviva perciò la testimonianza diretta su come fosse la vita sul loro pianeta, per quali ragioni si fossero stabiliti sulla Terra e che cosa li avesse poi spinti ad allontanarsi dalla loro nuova patria.
Sitchin, convinto dell’esistenza di questa testimonianza, ha iniziato a cercare delle prove concrete e proprio grazie ad uno studio approfondito delle fonti primarie, ha ricreato le memorie di Enki, il comandante degli Annunaki. Nasce così Il Libro perduto di Enki, un vero e proprio racconto epico su dèi e uomini, che si svolge parallelamente alla Bibbia e che mette in discussione molte delle nostre certezze sul passato e sul futuro.
Sitchin basa i suoi libri sulla cosiddetta archeologia misteriosa ed è un sostenitore della “teoria degli antichi astronauti” come spiegazione dell’origine dell’uomo. Questa teoria ipotizza che ci sia stato un contatto tra civiltà extraterrestri e le antiche civiltà umane, come i Sumeri, gli Egizi, le civiltà dell’India antica e le civiltà precolombiane. Queste teorie, però, diffusesi a partire dalla metà del XX secolo, non sono accettate dalla comunità scientifica e pertanto sono generalmente inquadrate nel più vasto e controverso campo della pseudoscienza.
Egli attribuisce la creazione dell’antica cultura dei Sumeri ad una presunta razza aliena, detta Elohim (in ebraico) o Anunnaki (in sumero), proveniente dal pianeta Nibiru nei testi Sumeri e Marduk in quelli Babilonesi, un ipotetico pianeta del sistema solare dal periodo di rivoluzione di circa 3600 anni presente nella mitologia babilonese. L’esistenza di corpi celesti oltre Nettuno, di grandi dimensioni è comunque tuttora oggetto di dibattito, specialmente dopo la scoperta di Sedna.
Sitchin afferma anche che in corrispondenza della fascia principale degli asteroidi del sistema solare si sarebbe trovato anticamente un pianeta che i Sumeri chiamavano Tiamat che sarebbe previsto dalla Legge di Titius-Bode. Dalla disastrosa collisione tra Tiamat e Nibiru, narrata in forma epica nel poema sumero/babilinese Enuma Elish, sarebbe nata la Terra (in sumero, “Ki“) (poi spinta nella sua orbita attuale da una successiva ulteriore perturbazione gravitazionale di Nibiru) e la attuale fascia degli asteroidi.
